Fondi per salvare i siti archeologici setini
Prendiamo spunto da un intervento del Presidente Italia Futura Montezemolo per rilanciare l’idea di finanziare la cultura con il 5 per mille. Nell’ultimo convegno della sua fondazione Montezemolo ha avanzato la sua proposta di inserire la possibilità di un 5 per mille dell’Irpef esplicitamente dedicato all’intervento culturale e paesaggistico. Proposta condivisibile, che avevamo avanzato qualche mese fa, con la possibilità di creare un’associazione ONLUS che tra i vari progetti preveda proprio la difesa dei beni archeologici. Inoltre la nostra proposta è immediatamente operativa senza aspettare alcun intervento legislativo.
Con lo strumento del 5 per mille i cittadini potrebbero scegliere quale monumento recuperare, e con la propria dichiarazione dei redditi investire su di esso. Ribadiamo che Sezze è un tesoro di storia, archeologia, natura, ma l’amministrazione comunale ha fatto poco o nulla per tutelare questi beni. Spesso poi i danni fatti sono irreparabili, pensiamo alle Mura Poligonali, a Riparo Roberto, all’Antica Via Setina, le Ville Romane e tanto altro. L’amministrazione non ha mai voluto veramente coinvolgere l’associazioni del luogo in una visione organica della tutela dei beni archeologici e della cultura.
Con la cultura non si mangia...
Questa frase la sentiamo riecheggiare da tempo. Anche l’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti, uno che ha fatto la sua fortuna grazie alla cultura, ce lo ha ricordato più volte. Tale assunto pare acquisire ancora maggior valenza soprattutto in periodi di profonda crisi economica e sociale come questo. Non perché risuona di continuo però deve essere per forza vero. L’Italia deve il suo miracolo economico soprattutto all’ingegno e alla caparbietà di uomini che hanno fatto grande un paese così piccolo ma con una storia così grande e un patrimonio inestimabile, ricco di tradizioni millenarie.
Su questa linea di onda, Progetto Agorà rifiuta questo dogma e crede fortemente nella cultura e nelle tradizioni che essa ci ha tramandato per secoli, rivendicando la nostra identità setina di popolo laborioso, fucina di arti e mestieri che ormai stanno scomparendo.

In questa stessa ottica, spiega Alessandro Consoli: “Rimproveriamo l’amministrazione Campoli per quanto di non buono ha fatto e sta facendo per favorire un qualsiasi barlume di rinascita. La prassi in SPL della stipula di contratti di lavoro a sei ore al giorno per tre giorni la settimana che fa sicuramente numero, ma non fa altro che alimentare il lavoro nero; mi spieghino, infatti, come fanno persone con famiglia con uno stipendio di 400/500 euro al mese a campare se non arrangiandosi con lavoretti extra? Così facendo, non solo si sminuiscono arti e mestieri ma si diminuiscono anche le entrate fiscali con la conseguenza che le casse comunali si svuotano, e con il federalismo fiscale che incalza, ci spieghino i nostri maghi della politica, di che morte dobbiamo morire, visto che in cinquant’anni hanno ridotto questo paese ad una sorta di città dormitorio, dove l’aggettivo dormitorio sopravvive ancora perché qualcuno è legato alle proprie origini, chissà fino a quando”.
Un Marchio Locale che un Grande Paese Come Sezze Merita
A Sezze si fa sempre un gran parlare di prodotti tipici, di storia e cultura. Tutti concetti validi il quanto Sezze ben si presta ad un progetto di ampio respiro che ne vada ad esaltare la sua storia millenaria, le tradizioni, il turismo e quindi la crescita economica del paese. Nello scrivere questa breve introduzione stiamo pensando alla creazione di un marchio locale che vada ad abbracciare tutta la filiera produttiva, dall’agricoltura alla cucina. Le potenzialità di Sezze non sono solo i prodotti tipici locali, ma anche il modo in cui vengono cucinati. Un buon carciofo, o una buona farina non fanno un buon piatto se non li sai cucinare. Ecco a Sezze sappiamo anche cucinare, e lo sappiamo fare molto bene. Allora perché non farne un punto di forza? L’idea consiste nel fare un’associazione di produttori di prodotti tipici di Sezze, che come scopo si propongano di ritrovare, riscoprire tutte le ricette tipiche. Il lavoro di ricerca deve interessare tutto il paese: gli anziani, le scuole, l’associazioni, i singoli cittadini, insomma il cuore pulsante del nostro sistema sociale.
Per ciascuna ricetta dovrà essere individuata una preparazione standard, basata su ricerche storiche e gustative condivise da tutti gli appartenenti. Si potrebbe utilizzare come marchio la semplice locuzione "Alla Sezzese" da affiancare poi successivamente alle diverse ricette riscoperte e standardizzare (Zuppa di Pane Alla Sezzese, Crostatine di Visciole Alla Sezzese, Carciofi Alla Sezzese etc.). Ben inteso, questo marchio non ha un riconoscimento europeo tipo il DOP, STG o IGT, ma ha sempre una valenza di marketing su cui investire risorse ed energie perché è una scommessa che i setini fanno sulla loro storia, sulle tradizioni e sui prodotti locali in modo da creare un sistema di valorizzazione della nostra cucina. Il marchio andrebbe promosso sia in un contesto locale che su contenitori giornalistici web o associazionistici, potenzialmente fruibili da appassionati di cucina locale a diffusione più ampia, pensiamo a Roma per esempio. Avendo un marchio e puntando su di esso si va a caratterizzare il paese rispetto agli altri per il turismo enogastronomico.
